L’anello di Gige (leggenda di Platone)

Composizione grafica con L’uomo con la bombetta, di René Magritte.

Platone nella sua opera La Repubblica racconta una favola, com’è nel suo stile. Racconta di Gige, un tale che passando per caso presso un dirupo s’imbatte in un morto, il corpo di un gigante riverso al suolo. Gige osservando il cadavere nota che porta al dito un anello assai prezioso, e decide di impossessarsene, tanto al morto non fa differenza, quindi se lo infila al dito.

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Non passa molto tempo quando Gige si accorge di una cosa sorprendente. Ha l’abitudine di giocherellare con l’anello, di girarselo al dito, e nota che, quando gira l’anello verso il palmo della mano, la gente pare non notare la sua presenza, quasi diventasse trasparente, del tutto invisibile.

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Dopo molte prove fatte, e molte verifiche, Gige decide di portare a frutto questo suo potere smisurato: il potere di fare qualunque cosa volesse, sapendo per certo che nessuno avrebbe mai dubitato di lui. Se la memoria non m’inganna Gige, dopo aver compiuto ogni sorta di nefandezze, giungerà perfino a uccidere il re e a sposare la regina.

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Platone ne trae la seguente morale della favola: chiunque di noi si trovasse nei panni di Gige, chiunque avesse il potere d’essere invisibile, si comporterebbe esattamente come lui. Quasi tutti gli uomini, infatti – racconta Platone – si trattengono dal compiere nefandezze soltanto per paura d’essere visti, e per la pena che ne seguirebbe. Ma si dà pure di un tipo d’uomo, che si trattiene dalle nefandezze, non per paura della legge, ma perché la legge ce l’ha nel cuore. Questo tipo d’uomo, assai raro e particolare, secondo Platone, è il filosofo.

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Quando ho letto questa favola, ho trovato assai notevole la morale che ne ha tratto Platone, ma anche mi ha incuriosito il dettaglio del gigante morto, primitivo possessore del superpotere dell’anello. Perché mai Platone ha immaginato un morto, e perché proprio un gigante? Il dettaglio non pare casuale ma denso di significato, tuttavia, Platone non spende una parola per esso.

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Mi sembra ora di aver trovato la soluzione dell’enigma.

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È chiaro che, se possedeva un tale superpotere, doveva trattarsi di un uomo superiore, un superuomo, un gigante dunque.

Ed è chiaro pure che doveva essere un morto, un individuo separato dal mondo dei vivi, isolato a causa del suo stesso superpotere: non visibile, non tangibile, trasparente, latitante, assente dal consorzio dei viventi: come un fantasma, come un morto, per l’appunto.

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Marco Rossi della Mirandola (09/10/21).

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