L’ora dello strip

Composizione grafica con il dipinto "Ci dispiace signore, non sono ammessi bagagli” di Petry and Crisan.

Anche la più luminosa delle esistenze giunge al suo crepuscolo finale: l’approdo alle tenebre, l’ora del passaggio delle consegne…

L’ultima ora del mortale occidentale acuisce la drammaticità di una contraddizione.

Una vita intensamente occupata, impegnata nella conquista di beni, magnetizzata da titoli e poteri, deve fare i conti con la resa delle spoglie: la denudazione, la vergogna.

L’ultima ora, proprio essa, la fatale ora della verità, si rivela come uno squallido e immorale striptease

L’incombenza della morte continua ad essere vista come un problema, giammai come un segnale. Intesa come problema, l’ora della morte può vantarsi di una soluzione almeno, il ricorso all’oblio, alla rimozione. Ogni mortale rimuove, occulta nel fondo del suo cuore, il momento della morte. Lo nasconde dietro lo scudo di una vita laboriosa, distraendosi in chiassose competizioni, ovvero lasciandosi abbagliare dalla ricchezza e dal potere.

A ben vedere però, l’ora della morte è anche un segnale: per chi ha accumulato ricchezze, rappresenta l’ora della restituzione, è l’ora della denudazione per chiunque si sia investito di uno status, di un titolo, di un potere (?).

Se non godesse di quella solida reputazione che la contraddistingue, il suo peso specifico di realtà ineluttabile, la morte sarebbe la più insensibile dispensatrice d’ingiustizia: ciò che la nostra amata civiltà con tanto affetto ci ha procurato, ecco che la morte ingrata e incivile ce lo strappa dalle mani…

La realtà, tuttavia è inoppugnabile, irremovibile, non si lascia corrodere da questo o quel giudizio critico. Realtà e morte, perciò, esigono rispetto! Incondizionato silenzio! e… rispetto! Sarà dunque la civiltà a non potersi sottrarre dal giudizio critico.

Perciò la morte, in quanto segnale, segnale di contraddizione, è la spia di un fallimento, quel fallimento che essa stessa procura: lo scacco matto che dà alla nostra civiltà. Si tratta di una recisa denuncia della irrealtà, della irragionevolezza, della follia di questa nostra civilissima civiltà.

Marco Rossi della Mirandola (2022).

Brano tratto da Il Padano, Editore Gruppo Albatros Il Filo; Roma, 2022; pag. 163.

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