Dell’assente presente

Orologi nel Cerchio finito dell'apparire.

L’assente non cessa di essere presente

Ciao AI. Che differenza c’è fra i concetti filosofici di “tempo presente” e di “presenza”?

Ciao! Anche se i termini si somigliano, in filosofia puntano a due dimensioni molto diverse: una riguarda l’orologio, l’altra l’esperienza.

1. Il Tempo Presente (La dimensione cronologica)

È il “qui e ora” inteso come punto sulla linea del tempo.

  • Il paradosso: Molti filosofi (da Agostino a Kant) hanno notato che il presente è quasi inafferrabile: nel momento in cui lo nomini, è già passato.
  • Cosa definisce: Serve a separare ciò che non è ancora accaduto (futuro) da ciò che è già stato (passato). È un concetto di misura e successione.

2. La Presenza (La dimensione esistenziale)

Qui non parliamo di secondi, ma di essere. La presenza è l’atto di essere pienamente “dentro” una situazione o un’evidenza.

  • Presenza a se stessi: Come diceva Heidegger o la fenomenologia, è la consapevolezza vigile. Puoi essere nel “tempo presente” (cronologicamente), ma essere totalmente assente con la testa.
  • Presenza dell’oggetto: In metafisica, la “presenza” è il fatto che qualcosa ci sta davanti, si manifesta ed è reale in questo istante, a prescindere dal ticchettio dell’orologio.

In sintesi:
Il tempo presente è una coordinata (quando sei); la presenza è una condizione (come ci sei).

Il filosofo Emanuele Severino usa esplicitamente il concetto di “presenza”?

Certamente. Emanuele Severino utilizza il concetto di presenza, ma lo inserisce in un quadro teorico unico che ribalta la concezione tradizionale del tempo. Per Severino, la presenza non è un istante che passa, ma l’apparire dell’eterno.

Ecco come declina questo concetto:

1. La Presenza come “Apparire”

Invece di parlare di “tempo presente”, Severino preferisce il termine apparire.

  • Contro il divenire: Per Severino, l’idea che le cose “escano dal nulla” per entrare nel presente e poi “tornino nel nulla” (passato) è la “follia dell’Occidente”.
  • Il Cerchio dell’Apparire: Egli paragona la presenza a un raggio di luce (il “cerchio dell’apparire”) che illumina enti che sono sempre stati e sempre saranno (eterni). Una cosa “è presente” quando entra in questo cerchio, e “si assenta” quando ne esce, ma non smette mai di essere.

2. Differenza tra Presenza e Assenza

Nel suo pensiero, l’opposizione non è tra “esistere” e “non esistere”, ma tra presenza (ciò che appare ora) e assenza (ciò che è eterno ma non appare in questo momento).

  • L’assente non è il nulla; è semplicemente un eterno che si è “allontanato” dal nostro orizzonte fenomenico.

3. La Struttura Originaria

Severino parla di presenza dell’immediato o di “struttura originaria”. La presenza è ciò che si manifesta in modo innegabile e incontrovertibile: il fatto che “qualcosa appare” è la verità prima che nessuna negazione può scalfire.

In sintesi: Mentre per la filosofia comune il “presente” è un momento fugace tra due nulla, per Severino la presenza è la finestra attraverso cui noi, esseri finiti, scorgiamo una porzione dell’infinito e immutabile destino dell’essere.

Grazie AI

In conclusione

L’assenza è un eterno presente, l’assente non cessa di essere presente.

Marco Rossi della Mirandola (05/07/26).

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