Un pesce di Lucio

Composizione grafica con ritratto di Lucio Battisti.

“L’universo trova spazio dentro me” Lucio Battisti

“Giardini di Marzo”, di Battisti, ha segnato un momento importante della mia vita spirituale. In quel periodo, avevo intorno ai 18 anni, i miei interessi erano tutti orientati verso il mondo della scienza. Già avevo affrontato il mistero delle onde radio, l’enigma della televisione, la ventura magica e impossibile di vedere a migliaia di chilometri di distanza. Tutta questa realtà incredibile, ma tangibile, mi aveva affascinato fin dall’infanzia. Avevo trovato che lo studio della scienza mi permetteva di penetrarla, di carpirne i segreti meravigliosi. Per me questa era la vera cultura, certo non Dante o I Promessi Sposi, che la scuola mi aveva fatto odiare.

In quel periodo avevo scoperto un nuovo enigma, che catturava il mio interesse, che lo dirottava verso nuovi orizzonti: l’intelligenza artificiale. Nel mare della scienza, in particolare della fisica elettronica, la mia vela aveva ormai preso rotta in vista di quella stella, verso la comprensione delle macchine logiche, le macchine immobili e pensanti.

Fortuna volle che trovassi – ben prima del diploma, ottenuto come studente serale – un’occupazione che solo da diplomato avrei potuto sognare di ottenere. Nella professione di disegnatore tecnico, venivo a trovarmi quotidianamente a contatto di gomito con ingegneri e dottori di fisica, che mi passavano gli schizzi dei loro progetti di macchine intelligenti, che io avrei trascritto in bella copia a china. In quel periodo ho assimilato il mestiere dell’ideazione delle macchine logiche pensanti: ho appreso l’arte di pescare tutti i generi di pesci che mi poteva offrire quel mare.

Proprio in quel periodo, un altro enigma catturava la mia attenzione, si trattava delle canzoni di Lucio Battisti, in particolare della frase per me inarrivabile: “L’universo trova spazio dentro me”.

Che cosa poteva voler dire una frase come questa, da dove poteva essere pescato un siffatto pensiero, non certo dalla scienza della fisica e dell’astronomia, da quale mare Lucio Battisti poteva catturare questo genere di pesci? Che senso aveva affermare che l’universo, nella sua sterminata estensione, della dimensione di milioni di anni luce, trovava spazio dentro me? Quando neanche un moscerino mi sarebbe potuto entrare nel cervello…

Eppure quel pensiero, mi suscitava l’idea di una verità nascosta, in qualche modo mi toccava profondamente, quelle parole m’indicavano dei significati inafferrabili, che tuttavia sentivo con forza, e mi suscitavano forza. La forza che mi scaturiva dalle macchine elettroniche, derivava dalla loro comprensione, dal raggiungimento della soluzione di un problema, qui non c’era nessuna cosa da capire, nessuna soluzione da cercare, tuttavia una forza misteriosa emanava da quel pensiero.

Si trattava di un nuovo enigma, di un pesce trovato in un mare a me sconosciuto.

Sono dunque uscito dalle sterminate acque salate della scienza, alla ricerca di quel mare sconosciuto e meraviglioso: inoltrandomi nelle regioni della cultura umanistica, con un interesse del tutto nuovo verso Dante ed I Promessi Sposi, fino alla scoperta del mare della filosofia.

Qui mi si è schiusa la visione della Terra del cuore e del Cielo della Mente, che l’avvolge. È in questo Cielo, omnicomprensivo, che l’Universo ha trovato spazio dentro me, è in questa Terra delle profondità, che sorge un nuovo Sole, questo immenso Amore, che […] mi risplende.

Marco Rossi della Mirandola (2005).

Brano tratto daLettera a Fiamma – Cristo Riparte da Carpi, Editrice Nuovi Autori; Milano, 2005; pag.35.

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