Fin dalle prime letture delle opere di Severino, ho notato una certa similitudine, dei suoi modi, con la rigorosa e puntuale forma mentis del creatore di codice software.
Mi ha sempre affascinato l’idea di poter tracciare una carta di flusso (strumento indispensabile ai programmatori) del pensiero di Severino. Poi mi son reso conto che una carta di flusso risulterebbe come una specie di blasfemia, nei confronti di Severino. Il pensiero severiniano, infatti, si propone l’obbiettivo di cogliere l’aspetto statico della realtà, l’eternamente immutabile, esclude radicalmente che una qualsivoglia specie di flusso possa essere davvero reale.
Se ci si propone di tracciare una descrizione grafica del linguaggio severiniano, non v’è dunque alternativa, dovrà trattarsi di una sorta di topografia. Procedendo secondo questo intento, ne è subito scaturita una composizione a più strati, del tutto simile alla sagoma di una torta delle grandi celebrazioni.
In questa struttura a più strati, si vedono collocati, in una curiosa sistemazione grafica che mette in risalto equivalenze e relazioni fra i concetti, la terminologia della metafisica (che comprende termini e concetti del gergo filosofico-ontologico) e la terminologia freudiana (che comprende termini e concetti del gergo scientifico-psicoanalitico). Ne è uscita una “Torta”, per così dire, Psicoanal-ontologica.
Per quanto riguarda la psicoanalisi, risaltano i termini: Conscio, Inconscio e Inconscio dell’inconscio.
Circa l’ontologia si notano i termini: Essere, Divenire, Senso greco del divenire.
Non potevano mancare alcuni dei termini coniati, ovvero radicalmente reinterpretati, da Severino: Concreto, Astratto, Isolato, Empirico, Nichilismo, Apparire, Cerchio infinito dell’apparire, Cerchio finito dell’apparire.
“Ensō” e “Matematica quantistica” in corsivo poiché non rientrano nelle due categorie contemplate (ontologia e psicoanalisi).
Mi sono infine concesso la licenza di porre la figura di Eraclito come l’Alfa e Omega dell’insieme. Alla base della “Torna”: loEn panta (che trovo come una sorta di “Essere parmenideo” antelitteram. In realtà pare più simile all’essere di Severino che non a quello di Parmenide, infatti viene tradotto: “Tutte le cose sono Uno, e Uno è tutte le cose”. Un “Uno” che contempla l’identità fra unità e molteplicità, sul tipo dell’essere severiniano; laddove l’essere di Parmenide riguarda piuttosto l’opposizione fra l’uno e lo zero. Agli antipodi, sulla cima della “Torta”, a mo’ di fiamma della candelina: come non pensare al Pir aeizoon (il “fuoco sempre-vivente” del Logos eracliteo)?
Marco Rossi della Mirandola (26/04/24).

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